Anche le acque termali possono risentire dell’attuale cambiamento climatico: a rischio le loro indiscusse proprietà 

Facciamo una premessa. Quando ci si immerge nelle acque termali, si ricevono benefici dovuti al caldo o al freddo oppure dalle loro proprietà chimico-fisiche. Eppure non bisogna dimenticare che le acque termali sono flussi provenienti da sorgenti che scorrono in un ecosistema e che si arricchiscono lungo il loro percorso, raccogliendo elementi dallo stesso ambiente. Ma soprattutto trasportando i microrganismi che vi abitano.

È quello che succede, ad esempio, nelle acque termali di Comano, nei pressi di Trento, dove il batterio Mesorhizobium comanense, naturalmente presente in queste acque e sconosciuto alla scienza fino al 2021, è stato studiato per la sua attività antinfiammatoria a livello delle patologie della pelle come psoriasi e dermatiti. Per vivere e proliferare, gli organismi necessitano di particolari condizioni particolari di equilibrio. E le acque termali, una purezza biologica garantita dall’assenza di trattamenti chimici, una stabilità della composizione chimica nel tempo e una costanza nella portata.

Quando si autorizza l’uso di una sorgente termale a scopo terapeutico, occorrono studi sul pH, sulla temperatura e sulla portata. Tutte caratteristiche che devono essere costanti nel tempo, monitorate e tenute in buono stato. Occorre, infatti, controllare la stabilità del terreno, il livello di protezione e purezza della sorgente. E, in generale, l’assenza di cambiamenti chimico-fisici e biologici e di inquinamento. Tuttavia, una stagione come quella appena trascorsa, con picchi di caldo e di freddo a breve distanza o con assenza di piogge a cui si susseguono rovesci intensi e violenti, per gli ambienti termali può rivelarsi problematica.

In ottica di microflora batterica con proprietà terapeutiche, la temperatura dei mezzi di coltura e la loro composizione chimica, deve essere tenuta sotto controllo. E se queste cambiano, è possibile che quegli organismi benefici non si trovino più nelle condizioni di crescita ottimali. A questo, si aggiunge inoltre che precipitazioni non regolari, caratterizzate da periodi di siccità alternate a violenti nubifragi, e il ridursi di ghiacciai e nevai non consentono all’acqua di filtrare in maniera efficace nel terreno e nelle falde, dove dovrebbe accumularsi per poi, con il tempo, sgorgare dalle sorgenti termali arricchita di preziosi elementi terapeutici.

In caso di siccità, infatti, il terreno si compatta e non fa più passare la pioggia che non riesce a penetrare tra le radici degli alberi fino alle falde. Quando poi arrivano i temporali, l’acqua scivola via e porta a un progressivo esaurirsi delle fonti, danneggiando l’equilibrio della portata di questi flussi.

Ma non solo. È altresì essenziale la stabilità geologica dei territori che circondano le aree termali. In caso di progetti di costruzioni, gli enti edili devono assicurare la protezione della zona dalle infiltrazioni e dagli spostamenti di terreno, altrimenti questo rischia di inquinare le acque. Un’alterazione della composizione chimica, infatti, cambierebbe l’equilibrio tra l’ambiente, le sue componenti e la microflora biologica, mettendo a rischio i microrganismi presenti, il potenziale medico-sanitario dei bacini e il valore economico che se ne può trarre attraverso gli impianti. 

Morale. Affinché lo stato dell’ecosistema resti il migliore possibile, servono monitoraggio stringente dei cantieri, attenzione alle previsioni meteo-climatiche e una pianificazione di politiche sul lungo periodo mirate a tutelare la stabilità ecologica e strutturale di queste aree.

(Fonte: Il Corriere della Sera)